Tra l’8 e il 9 agosto del 1806, esattamente 220 anni fa, l’esercito francese massacrò la popolazione di Lauria, nell’attuale Basilicata, solo perché difendeva la sua città e il suo Regno contro una invasione straniera. Oltre mille i morti inclusi donne e bambini (alcuni rifugiati nelle grotte sopra le colline e sgozzati) al punto che la piazza in cui furono sepolti fu denominata “Onda dei Morti”.
È una storia semplice anche se brutta e drammatica. Da anni un gruppo di studiosi per i quali il riferimento principale è nelle ricerche dell’avv. Antonio Vito Boccia (tra gli altri il prezioso saggio “Massacro a Lauria”), ricorda questo evento storico anche se non sono mancate le polemiche da parte di chi celebrava (ancora in questi anni)… i francesi. L’Italia resta, dal punto di vista storiografico-culturale, un Paese complesso visto che si fa ancora fatica a ricordare magari le vittime locali e meridionali del 1799 nel primo periodo francese (oltre 60.000) e quelle del secondo periodo francese tra 1806 e 1815 (oltre 50.000).
Qualche giorno fa, invece, un gesto altrettanto semplice ma molto significativo del sindaco di Lauria Antonio Rossino che ha deposto un cuscino di fiori presso il monumento inaugurato nel 2006 e dedicato ai caduti di Lauria ricordando anche i valori (cristiani) di quei “difensori” eroici e “tradizionalisti” in una città in cui spiccavano già le personalità del Beato Domenico Lentini e, come ha ricordato Boccia, del Vescovo Ludovici. Una giornata importante, allora, nella prima tappa del percorso indicato sui manifesti: “Storia e Futuro: un gesto di rispetto, un impegno di pace, una memoria che vive”.
Gennaro De Crescenzo
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