Da oggi, a salutare i visitatori a San Leucio, a Caserta, ci sarà una statua di Ferdinando IV di Borbone, una statua in bronzo (2.20 metri di altezza e 500 chili), mantello con i gigli e simboli dei setifici, grande opera di don Battista Marello grazie al sindaco Carlo Marino e all’assessore Enzo Battarra. La notizia è una notizia importante e significativa ed è anche il frutto del lavoro continuo e trentennale di ricerca e divulgazione realizzato in questi anni da tutti noi. San Leucio fu un meraviglioso progetto diverso da tanti altri progetti di quegli anni negli altri paesi europei per un aspetto: fu realizzato! E fu progetto artistico e architettonico (ancora oggi splendido), progetto sociale (tutti con gli stessi diritti, case e orti, formazione, assistenza medica, ai bambini e agli anziani), produttivo (setifici ed eccelenze esportate in tutto il mondo e tutto il mondo parlava di San Leucio). Qualche istituto culturale (i soliti pochi esponenti della cultura “ufficiale”) ha definito quella statua “inopportuna” invocando, tra l’altro, in maniera surreale l’intervento delle autorità (le stesse che hanno voluto la statua…). Se non è “opportuna” una statua al re che realizzò San Leucio e firmò i suoi statuti, quale statua sarà mai “opportuna” nella storia dell’umanità?
Anche per questo noi tutti oggi siamo fieri e felici…
Gennaro De Crescenzo

 

PS
Per i “distratti” che parlano di re Ferdinando solo come artefice di San Leucio, una brevissima sintesi delle sue opere senza dimenticare che, grazie all’eroismo del suo popolo, riuscì a strappare il Regno di Napoli ai francesi nel 1799 (oltre 60.000 le vittime napoletane-cristiane-borboniche ad opera dei francesi e di pochi giacobini locali).

La fabbrica dei Granili, le grandi biblioteche nazionali di Napoli e Palermo, il Foro Carolino, la nuova Piazza Mercato, i teatri del Fondo, di San Ferdinando e dei Fiorentini, la villa di Chiaia, l’istituzione di collegi per ragazzi e ragazze (tra essi quello del Carminiello a Napoli), l’istituzione di scuole gratuite per ogni comune del regno e di una scuola per muti, la prima nave a vapore d’Italia, i cantieri di Castellammare, la prima cattedra d’economia d’Italia (affidata al Genovesi), l’istituzione di collegi militari (la Nunziatella) e di seminari nautici, l’Accademia delle Scienze e delle Arti, la riorganizzazione delle tre università del regno (cinquanta cattedre presso quella di Napoli), i nuovi ministeri delle poste, i decreti per la protezione e lo sviluppo dell’industria e del commercio, la fondazione della Borsa di Cambio, monti frumentari, strade e bonifiche, le industrie siderurgiche e minerarie di Mongiana in Calabria, le fabbriche di armi di Torre Annunziata, i trattati commerciali con Costantinopoli, Tripoli e con la Russia, l’Inghilterra, la Germania, l’Olanda, la Svezia…

FOTO PEPPE NUZZO