In queste ore sono diverse le polemiche relative alle celebrazioni dei 70 anni della tragedia di Marcinelle. In tanti (politici e anche giornalisti) si affannano ad attaccare o a difendere chi si è girato di spalle durante la commemorazione tra accuse di fascismo e comunismo. È l’ennesima sintesi delle questioni meridionali cancellate o dimenticate da oltre un secolo e mezzo facendo prevalere ideologie e partiti. A noi non interessa nulla di tutto questo ma interessa il Sud.
136 furono i morti italiani nelle miniere belghe di Marcinelle ed erano in gran parte meridionali (Abruzzo, Puglia, Campania e Sicilia in testa). Furono in pratica vittime di quella che fu la (celebrata) base dell’Unione Europea (la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio) e degli accordi del governo De Gasperi con il governo belga (migliaia di minatori inviati in Belgio per tonnellate di carbone a prezzo buono).
Nenni, Togliatti, Scelba e Di Vittorio i politici di spicco di quei governi di coalizione di DC e PCI… Tutti sapevano bene quali fossero le condizioni di lavoro di quelle miniere e tutti utilizzarono la disperazione di quegli emigranti (in gran parte meridionali). Fu il famoso accordo uomo-carbone del 1946 con oltre 140.000 minatori inviati lì in cambio di circa 200 kg al giorno per minatore. La vergogna fu quella e le celebrazioni dovrebbero semplicemente prevedere una sola parola per il passato e per il presente: “PERDONATECI”, mentre, del resto, le questioni meridionali sono ancora irrisolte e sempre più gravi soprattutto per i nostri giovani. Altro che la gente voltata di spalle, i fascisti, i comunisti, gli inni e le bandiere.
Gennaro De Crescenzo
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