Il 6 agosto 1863, 163 anni fa, i bersaglieri “guidati” dal celebratissimo “napoletano” Nicola Amore spararono sugli operai di Pietrarsa in quella che era stata la più grande fabbrica “metalmeccanica” d’Italia (oltre mille operai, circa quattrocento all’Ansaldo di Genova). Quattro i nomi dei morti che anni fa ritrovai in archivio e che fino ad allora nessuno conosceva: Luigi Fabbricini, Aniello Marino, Domenico Del Grosso, Aniello Olivieri. Secondo altre fonti anche parlamentari i morti furono nove. Stavano semplicemente protestando perché con i Borbone lavoravano e con i Savoia non lavoravano più (“fora i savoia”, scrissero sulle pareti della fabbrica tra Napoli e Portici). Furono i primi e dimenticati martiri della storia operaia in Italia e forse nel mondo. A che servono oggi? Servono per il loro eroismo “semplice” (non volevano essere eroi ma rivendicavano solo un loro diritto). Servono perché dimostrano che Napoli e il Sud erano primi in Italia e, in molti settori, nel mondo… e i primati negativi nacquero in gran parte solo dopo il 1860. Servono per ricordare che le questioni meridionali nacquero solo dopo il 1860 e sono tuttora gravi e irrisolte (nonostante le propagande di turno). Servono per dimostrare che quelle questioni sono nate anche grazie alla complicità di diversi meridionali e lo schema continua ancora oggi se pensiamo a quelli che magari votano per provvedimenti e leggi anti-meridionali o dimenticano le nostre tragedie (e penso ai Campi Flegrei in queste ore), sputano fango su Napoli e il Sud o si affannano (tristemente e inutilmente) per dimostrare che i primati come quelli di Pietrarsa non sono veri (ma poi non hanno speso mai neanche una parola per quegli operai). Memoria, Orgoglio e, prima o poi, Riscatto. Non ci sono scorciatoie o compromessi.
Gennaro De Crescenzo
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