16 agosto 1861/2026. Abbiamo il diritto e il dovere della memoria e questo principio  alla base del nostro futuro, con la speranza di classi dirigenti (finalmente) consapevoli e fiere, vale per questi due luoghi-simbolo della (vera) storia dell’unificazione italiana. Il fatto che da anni intere schiere di accademici&seguaci facciano di tutto per smentire la (vera) storia dei massacri e degli incendi di quei due paesi del Beneventano ci dimostra da un lato la debolezza delle loro tesi e dall’altro la necessità e il successo delle nostre tesi. Furono centinaia (forse oltre mille) i morti a Pontelandolfo insieme agli incendi che li devastarono. Punto. Le cifre le ha definitivamente calcolate Giuseppe Gangemi (già docente, mai smentito, di Metodologia della Ricerca all’Università di Padova) e risultano dai confronti tra i censimenti (pubblicati anche da Pino Aprile) e da diversi documenti del tempo. In questi anni diversi intellettuali “ufficiali” hanno provato (inutilmente) a negare o a ridimensionare queste storie tragiche,  spesso contro ogni logica. Qualcuno ha evidenziato l’uccisione, in precedenza, di alcuni soldati sabaudi ma le domande senza risposta restano tante: chi li aveva chiamati lì? Chi può mai giustificare una rappresaglia contro dei civili? Si tratta di “invasori” e di “difensori”; diversi documenti attestano violenze e soprusi delle truppe sabaude in quelle zone e quelle popolazioni erano state pacifiche per secoli e secoli. Eppure la testimonianza del bersagliere Carlo Margolfo era chiara: “ci ordinarono di entrare nel comune di Pontelandolfo, fucilare gli abitanti, meno i figli, le donne e gli infermi, ed incendiarlo. Entrammo nel paese: subito abbiamo incominciato a fucilare i preti ed uomini, quanti capitava, indi il soldato saccheggiava, ed infine abbiamo dato l’incendio al paese, abitato da circa 4.500 abitanti. Quale desolazione! Non si poteva stare d’intorno per il gran calore, e quale rumore facevano quei poveri diavoli che la sorte era di morire abbrustoliti, e chi sotto le rovine delle case.
Noi invece durante l’incendio avevamo di tutto: pollastri, pane, vino e capponi, niente mancava”. Eppure i giornali esteri (tanti) erano stati chiari denunciando anch’essi massacri e saccheggi. Eppure il colonnello vicentino Negri era stato chiaro: “Ieri mattina all’alba giustizia fu fatta contro Pontelandolfo e Casalduni. Essi bruciano ancora”. Eppure il governo italiano nel 2011 era stato chiaro: “A nome del Presidente della Repubblica Italiana vi chiedo scusa per quanto qui è successo”. Nonostante questa chiarezza c’è ancora chi parla di pochi morti o cancella tutto con una vera e propria assurdità storico-culturale: Pontelandolfo e Casalduni furono due tra le decine di casi di paesi “massacrati o distrutti” in quegli anni in tutto l’ex Regno delle Due Sicilie ma sugli altri (stranamente) i soliti noti tacciono.
Nella foto il monumento di Casalduni, città della quale sono fiero di essere cittadino onorario, con i fiori deposti stamattina dall’attivissimo (e consapevole) sindaco Pasquale Iacovella.
Gennaro De Crescenzo

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