Il 7 ottobre del 1571 fu combattuta la famosa battaglia di Lepanto con la quale la cristianità fermò l’avanzata musulmana, scelta che Napoli aveva già fatto sempre vittoriosamente quando eravamo un Ducato in pieno Medioevo.
Per quel giorno il Papa istituì la festa di
“Santa Maria della Vittoria” (poi Madonna del Rosario) per ringraziare la Vergine della vittoria. Due eventi epocali che ebbero anche il Regno di Napoli tra i protagonisti. Come vicereame spagnolo partimmo con oltre 30 galere (in testa la Luna de Napoles) e 9 vascelli per raggiungere il resto della flotta guidata da Don Giovanni d’Austria. Centinaia di persone si arruolarono e ci distinguemmo come archibugieri e fanti del Tercio Viejo de Nápoles, uno dei più antichi e prestigiosi corpi di fanteria spagnola. Nacque in quei giorni la Chiesa di Santa Maria della Vittoria ancora oggi inglobata in un palazzo a Piazza della Vittoria. Il nostro apporto fu tale che lo Stendardo di Lepanto (immagine di un Crocifisso in seta e la scritta In Hoc Signo Vinces) fu consegnato nella nostra Basilica di Santa Chiara a Don Giovanni il 14 agosto, come ricorda una apposita medaglia commemorativa. Lo stesso stendardo fu riconsegnato ai Napoletani dopo la vittoria ed è conservato oggi presso il Duomo di Gaeta. L’ultima dimostrazione di questa storia così importante è la presenza a Napoli del famosissimo Cervantes prima e dopo la battaglia (perse l’uso della mano sinistra). Qui scrisse quei suoi bellissimi versi definendo Napoli “ILLUSTRE”, “d’Italia gloria e ancor del mondo lustro” e “madre di nobiltude e d’abbondanza”. E poi qualcuno dice che siamo troppo orgogliosi…
Nell’immagine lo stendardo di Lepanto e la Medaglia di Santa Chiara.
Gennaro De Crescenzo