In occasione della sua recente visita, Papa Leone XIV ha consacrato Napoli alla Madonna. Una scelta importante e bellissima e l’ha fatta a piazza Plebiscito. Accanto a lui c’era la statua dell’Immacolata di Don Placido Baccher collocata nella Basilica del Gesù Vecchio e incoronata esattamente due secoli fa. Ma chi era Baccher? La sua storia si lega a quella del 1799 e al 13 giugno, giorno di festa per l’ingresso a Napoli dell’esercito sanfedista guidato dal Cardinale Ruffo e la fine di una Repubblica Napoletana che aveva nassacrato oltre 60.000 napoletani/cristiani/borbonici in soli 5 mesi. Nello stesso giorno, però, poche ore prima dell’arrivo di Ruffo, “sotto un arco di scala nel Maschio Angioino”, erano stati fucilati Gerardo e Gennaro Baccher e altre 14 persone che facevano parte di un comitato segreto borbonico. Del comitato sapeva la famosa e celebratisima Luisa Sanfelice: Gerardo Baccher ne era innamorato e le diede un lasciapassare per quando sarebbe scoppiata la rivolta antigiacobina ma la Sanfelice rivelò tutto ad un altro uomo innamorato di lei (il giacobino Ferdinando Ferri) e a Vincenzo Cuoco che fecero arrestare e condannare a morte i Baccher. Lo stesso Benedetto Croce ammise che quella condanna a morte era inutile e “la vendetta e la crudeltà presero la maschera di una necessaria misura di rigore”.
Lo stesso Mazzini scrisse che si trattava di Patrioti e di eroi (ma una storia bugiarda li ha cancellati o infangati da oltre due secoli celebrando falsi eroi e falsi patrioti). Tra i fratelli Baccher (figli di un ricco commerciante napoletano) c’era anche Placido che scampò alla morte miracolosamente (con l’aiuto della Madonna che gli parlò in sogno) diventando, poi, Rettore del Santuario del Gesù Vecchio, riferimento per tutta la popolazione e per la famiglia reale fino a diventare “venerabile” dopo la sua morte (1851). Migliaia ancora oggi le persone che accorrono nella festa del Sabato Privilegiato (il primo sabato dell’anno) e a venerare la “Madonnina di Don Placido”, la “Gran Signora” che ha “accompagnato” il Papa a Napoli. Ovviamente nessun giornale e nessun intellettuale “ufficiale” ha ricordato questa piccola grande storia.
Scrivi un commento